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Immaginette sacre della madonna: nascita, diffusione e uso del “santino” nella tradizione cattolica

13 settembre 2017 - Cultura e Società
Immaginette sacre della madonna: nascita, diffusione e uso del “santino” nella tradizione cattolica

Le “immaginette sacre” o i “santini”, sono delle piccole immagini stampate su cartoncino di forma rettangolare che raffigurano un santo o un soggetto sacro.
Il santino, dall’antichità fino a oggi, offre un conforto di fronte all’angoscia del quotidiano, dell’incognita della morte e del timore del giudizio divino.

Il santino nella tradizione cattolica

Il santino è stato un importante strumento di diffusione della devozione religiosa.
Le immaginette sacre della madonna, del Cristo e dei santi, sono nate per rispondere alle richieste di aiuto e protezione da parte dei cristiani.
I santi, infatti, attraverso il loro cammino di fede e i loro insegnamenti, rappresentano una guida per i cristiani che imitandoli, sperano di raggiungere la salvezza eterna. Il santino crea una relazione di tipo personale tra il Santo ed il fedele.
L’atteggiamento delle persone nei confronti dei santini è sempre stato di rispetto misto a un pizzico di superstizione, da qui l’usanza di conservarli in casa, dentro i cassetti, nei portafogli o sui mezzi di locomozione.
Il successo di questa piccola immagine sta nel potere che ha l’iconografia di agire sul sentimento e sull’immaginazione. Inoltre, veicola in maniera semplice e immediata dei concetti complessi.
Il tema iconografico più vario è quello della Madonna. La Vergine, infatti, ha un posto privilegiato nella devozione popolare ed è considerato il tramite per eccellenza tra gli esseri umani e Dio. Ella incarna le virtù più amabili e da sempre la chiesa esorta i fedeli a richiederne la protezione e incoraggia le donne a seguirne l’esempio di ubbidienza e modestia. Le immaginette sacre della madonna più rappresentative sono quelle con Gesù bambino in braccio e quelle dell’addolorata, in sostanza quelle che la esaltano come madre.

Storia del santino

L’uso delle immagini sacre nella devozione popolare è molto antica, ma fu nella prima metà del 1500 con il Concilio di Trento che venne approvato nelle pratiche di venerazione dei santi, sollevando i fedeli dal dubbio di commettere atti di idolatria. L’immagine, infatti, doveva rappresentare una guida senza attribuirgli alcun potere straordinario.
Il santino si diffuse su larga scala solo nel XIX secolo. Prima di allora, per via del costo elevato della carta, le immagini su foglio erano un privilegio per pochi, realizzati su commissione dalle persone più facoltose.
La produzione di stampe devozionali conobbe in Germania un primo forte incremento per contrastare la riforma protestante avversa all’uso di immagini. Successivamente, nella seconda metà del Seicento, le immagini sacre iniziarono a essere commercializzate, grazie all’iniziativa di alcuni stampatori francesi specializzati nella produzione di stampe a basso costo che poi venivano smerciate da venditori ambulanti nelle fiere.
Il santino, oltre all’immagine, conteneva anche delle preghiere e le invocazioni da rivolgere al santo rappresentato. Gruppi di confraternite, sia laiche che religiose, si servirono di questo strumento per fare conoscere le loro finalità. Sul loro esempio, anche i monasteri iniziarono a diffondere i santini che riproducevano il loro santo fondatore ed elencavano le proprie regole monacali. A questo punto la Chiesa assunse ufficialmente il controllo sulla produzione e commercializzazione delle immaginette sacre.
L’introduzione della litografia e dei colori diede alle stamperie lo spunto per produrre santini colorati finemente e impreziositi da cornici dorate riservati a particolari ricorrenze religiose, quali il battesimo, la cresima, una consacrazione religiosa o come ricordo della visita ad un santuario.